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Amazon Slots: Bezos e Khaby Lame finti testimonial per il falso casinò che sfrutta il marchio Amazon

Tony Colapinto
Scritto da Tony Colapinto

Succede tutto nel silenzio ovattato del feed di Facebook. Tra un post e l’altro, tra reels e Instagram stories, appaiono improvvisamente delle sponsorizzate dai colori familiari: il sorriso arancione di Amazon, l’inconfondibile palette grafica nera e arancione, un nome che non lascia dubbi “Amazon Slots”.

Una piattaforma che promette “200 giri gratis”, “1500 euro senza deposito”, “bonus immediati”. Sembra tutto ufficiale, tutto garantito, tutto sorprendentemente invitante.

Poi si nota un altro dettaglio. Nelle immagini compare Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, in un’immagine AI con cappellino bianco con tanto di logo “Amazon Slots”, con tavolo da gioco e slot machines a fare da sfondo. In altre creatività social spunta Khaby Lame, l’influencer italiano più seguito al mondo (soprattutto dai giovani), diventato volto globale di marchi miliardari. Entrambi presentati come se fossero testimonial del nuovo presunto servizio firmato Amazon.

Screenshots App Store – Amazon Slot

Un attimo di smarrimento è inevitabile: Amazon apre un casinò online? Bezos promuove “bonus da 500 euro”? Khaby Lame sponsorizza slot machine “1.500 euro gratis e senza deposito”? Qualcosa non torna.

L’illusione dura poco, perché basta scavare appena sotto la superficie per scoprire che “Amazon Slots” non ha nulla a che vedere con Amazon, né con Bezos, né con Khaby Lame. È un nome costruito per evocare uno dei marchi più potenti al mondo, un’operazione visiva studiata per ingannare anche l’utente più attento. Ed è qui che comincia la storia.

Il brand fake che sembra più Amazon di Amazon

Le inserzioni parlano un linguaggio studiato e accattivante, forse con l’unico obiettivo di “catturare” utenti distratti. Il logo di Amazon è riprodotto quasi alla perfezione: stesso font, stessa freccia, stessa idea visiva. Il nome “Amazon Slots” sembra un’estensione naturale dell’universo Amazon, come se il colosso dello shop online avesse deciso, da un giorno all’altro, di entrare nell’azzardo digitale.

E accanto al logo, a suggellare l’autenticità dell’offerta, appare Jeff Bezos, ritratto in uno scatto professionale (ma visibilmente creato con AI), come se stesse presentando di persona la sua nuova piattaforma del gruppo. La presenza del fondatore conferisce autorevolezza, fiducia, sicurezza. O almeno così potrebbe sembrare.

In altre creatività compare un Khaby Lame elegantissimo, in smoking, come se avesse posato per una campagna ufficiale del gruppo Amazon.

Screenshots Adv Meta – Amazon Slot

Le immagini sono ritagliate, isolate dal loro contesto originale, e riproposte accanto a slogan che promettono soldi facili. Il risultato è un mosaico perfetto di suggestioni che spinge l’utente verso un’unica conclusione: “Se lo dice Amazon, se ci mette la faccia Bezos, allora è vero”. Peccato che non lo sia.

Una macchina pubblicitaria che aggira la legge italiana

C’è un secondo elemento, altrettanto inquietante. In Italia la pubblicità del gioco d’azzardo è vietata dal 2018. Non “limitata”. Non “regolata”. Vietata. Punto. Almeno questo è quanto previsto dal Decreto Dignità, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle e dall’ex Premier Giuseppe Conte.

Questo significa che nessuna piattaforma, nessun social network, nessun operatore può promuovere giochi con vincita in denaro al pubblico italiano. Neanche gli operatori che hanno ottenuto le nuove licenze ADM, neanche a loro è consentita una promozione così diffusa, che arriva a migliaia di utenti italiani. Eppure, le inserzioni di Amazon Slots circolano senza ostacoli, in italiano, con claim aggressivi, algoritmicamente dirette a utenti residenti in Italia.

La domanda diventa inevitabile: come è possibile che campagne così palesemente illegali riescano a passare attraverso i controlli delle piattaforme social, che dovrebbero – per legge – bloccarle sul nascere?

Le immagini pubblicitarie mostrano non solo marchi e volti usati senza autorizzazione, ma anche promesse di bonus “senza deposito” che non trovano alcun riscontro reale. È una comunicazione che non violerebbe soltanto la normativa italiana, ma anche le più basilari regole sulla trasparenza verso i consumatori.

L’ombra lunga delle piattaforme digitali

Se un operatore sconosciuto e senza alcuna licenza in Italia, riesce a inserire negli spazi pubblicitari contenuti che imitano il marchio Amazon, che sfruttano l’immagine di Jeff Bezos e che coinvolgono il volto di Khaby Lame, il problema non è più soltanto la presunta truffa. Il problema è il sistema.

Perché questi contenuti non vengono intercettati?
Perché vengono approvati?
Perché il circuito pubblicitario di Meta continua a ospitare un marchio fittizio che si presenta come una costola di Amazon?
E perché nessuno sembra in grado di impedire che le immagini di due figure pubbliche di questa portata vengano manipolate per fini commerciali e per ingannare migliaia di utenti che andrebbero tutelati da tutto questo?

Le risposte non sono semplici, ma la domanda più inquietante è forse un’altra: quanti utenti italiani hanno già cliccato su questi annunci credendo che fossero davvero firmati da Amazon?

Jeff Bezos e Khaby Lame: immagini usate per un prodotto che non esiste

La presenza di Bezos e Khaby Lame nelle creatività pubblicitarie è il punto di svolta. Nessuno dei due ha mai annunciato partnership con casinò online. Nessuno dei due, tantomeno, avrebbe interesse a legare il proprio nome – uno come fondatore di Amazon, l’altro come fenomeno globale del web – a un brand sconosciuto, peraltro operante al di fuori della normativa italiana.

L’uso non autorizzato delle loro immagini non è solo una scorrettezza commerciale. È un potenziale colpo di ariete contro la loro reputazione e il loro capitale di fiducia. Bezos e Lame non sono due testimonial qualunque: sono figure iconiche, simboli di affidabilità e popolarità globale. Vederli impropriamente schierati accanto a slot machine e bonus allettanti è qualcosa che non può passare inosservato.

Una scoperta che apre un vaso di Pandora

Una campagna pubblicitaria che sfrutta il nome Amazon per acquisire credibilità, immagini di due figure pubbliche usate per trarre in inganno, social network che permettono la diffusione di contenuti vietati dalla legge italiana e consumatori convinti di stare interagendo con un prodotto ufficiale. Un vortice che coinvolge un marchio globale, star internazionali e migliaia di utenti italiani.

Ed è solo l’inizio. Lo scenario che si apre è quello di un potenziale scandalo digitale, un caso che potrebbe spingere Amazon, Meta, le autorità italiane e persino i rappresentanti legali delle celebrità coinvolte a dover rispondere a una domanda semplice ma inevitabile: Come è stato possibile?

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