All’inizio di giugno, il parlamento di Cipro Nord – ufficialmente l’Assemblea della Repubblica, organo legislativo della Repubblica Turca di Cipro del Nord (riconosciuta solo dalla Turchia) – ha approvato una riforma che allenta drasticamente le restrizioni sull’apertura e la gestione dei casinò. La legge, passata poco dopo le tre del mattino, è stata salutata dal governo come un passo necessario per rilanciare un’economia in affanno, ma ha scatenato proteste vibranti da parte dell’opposizione.
Le nuove norme cancellano il limite massimo alle licenze e rimuovono i vincoli sulla distanza dai centri abitati. La conseguenza più controversa è che i casinò potranno sorgere anche a soli cento metri dalle scuole. Un dettaglio che ha generato forte indignazione e acceso il dibattito pubblico.
Crescita rapida, rischi altrettanto veloci
Secondo le proiezioni, il numero di casinò potrebbe quasi raddoppiare nel breve periodo, passando dagli attuali 32 a circa 60, con stime che parlano di 64 strutture. Alcune voci in aula hanno persino paventato il rischio che, entro cinque anni, le sale da gioco possano arrivare a 100: non un piano ufficiale, ma un’ipotesi che ha alimentato le polemiche.
Un altro cambiamento significativo riguarda l’accesso dei cittadini locali. In passato, l’ingresso dei turco-ciprioti nei casinò era un reato grave; oggi è stato declassato a violazione amministrativa, punita con una multa massima di 50 euro. Per l’opposizione, si tratta di un incentivo indiretto alla diffusione del gioco d’azzardo tra i residenti.
Il governo difende la scelta
L’esecutivo nazionalista e conservatore ha motivato la riforma con la necessità di attrarre turismo e nuove entrate fiscali. Dopo anni segnati dalla pandemia e da una forte dipendenza economica dalla Turchia, la pressione è alta. L’inflazione annua, alimentata dalla debolezza della lira turca, ha toccato il 35,78% a giugno 2025 ed è rimasta elevata, al 35,42% in agosto, secondo i dati ufficiali pubblicati il 3 settembre.
Con oltre il 75% del PIL legato a settori come turismo e istruzione superiore – entrambi colpiti duramente dalle crisi recenti – le autorità vedono nei casinò una risorsa cruciale. L’obiettivo dichiarato è attrarre visitatori dalla Turchia, dove le sale da gioco restano vietate, e diversificare un’economia fragile.
Le voci dell’opposizione
Le critiche dell’opposizione sono state immediate. Il deputato del CTP Fikri Toros ha ricordato che i casinò, pur generando reddito, comportano anche dipendenze e un aumento delle attività criminali. La collega Dogus Derya ha denunciato il rischio che la legge consolidi il ruolo di Cipro Nord come hub del riciclaggio, complice l’assenza delle direttive europee in materia di antiriciclaggio.
L’economista turco-cipriota Mertkan Hamit ha avvertito che un’espansione così rapida rischia di creare “un mostro impossibile da controllare”, mentre Salahi Sahiner ha criticato con forza la possibilità di aprire casinò a 100 metri dalle scuole, chiedendo retoricamente se non si volesse “trasformare i bambini in futuri dipendenti dal gioco”.
Un futuro da “Macau del Mediterraneo”?
Le dichiarazioni più dure sono arrivate dal deputato Sami Ozuslu, che ha espresso timore e vergogna all’idea che il mondo possa percepire Cipro Nord come un nuovo paradiso dei casinò, persino più esteso di Macau. L’opposizione teme l’arrivo di criminalità organizzata, prostituzione, traffici illeciti e flussi di denaro sporco. Alcuni parlamentari hanno parlato apertamente di un “casinò a cielo aperto”.
La linea dura del governo
Il ministro delle Finanze, Ozdemir Berova, ha difeso la riforma sottolineando che la legge punta a migliorare la trasparenza, semplificare il sistema tributario e aumentare le entrate pubbliche. Ha inoltre ribadito che la pubblicità dei casinò resta vietata, accusando l’opposizione di interpretazioni “irrazionali”. La notte dell’approvazione, però, i toni in aula sono degenerati: lo stesso Berova ha insultato in modo volgare un deputato dell’opposizione, segno della tensione che circonda il provvedimento.
Una scommessa a lungo termine
La domanda che resta aperta è se questa strategia riuscirà davvero a rilanciare l’economia di Cipro Nord o se condurrà la regione verso un futuro dominato da problemi sociali e finanziari. La decisione del parlamento rappresenta una delle scommesse più rischiose degli ultimi anni, una scelta che potrebbe ridisegnare il destino della regione e la sua immagine internazionale.
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