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Divieto cannabis nei casinò del Nevada costa milioni, secondo l'UNLV

Jenny Ortiz-Bolivar
Scritto da Jenny Ortiz-Bolivar
Tradotto da Mara Armenante

La rigida separazione legale tra i settori della cannabis e del gaming in Nevada sta agendo come un enorme freno sull’economia dello Stato, secondo un recente rapporto del Centro di Politiche sulla Cannabis dell’Università del Nevada, Las Vegas (University of Nevada, Las Vegas – UNLV – Cannabis Policy Institute).

La ricerca indica che gli attuali divieti tra cannabis e gaming impediscono a milioni di consumatori di accedere ai prodotti legali. Il rapporto afferma che ciò ha comportato una riduzione delle entrate fiscali e ha mantenuto il mercato illegale «ampio e vivace». Gli analisti stimano che le attività autorizzate alla vendita al dettaglio di cannabis in Nevada stiano attualmente perdendo circa 540 milioni di dollari di ricavi annuali a causa di queste restrizioni.

Inoltre, il rapporto afferma che il Tesoro dello Stato perde circa 80 milioni di dollari l’anno in entrate fiscali. La cifra comprende una perdita di 30 milioni dovuta al divieto di consegne agli hotel e una perdita di 50 milioni legata ai requisiti di distanza fisica tra dispensari e casinò.

«Oggi queste separazioni rappresentano gravi vincoli alla mobilità dei capitali, alle sinergie turistiche e alla crescita delle entrate pubbliche, senza alcun beneficio corrispondente in termini economici, di salute pubblica, sicurezza o riduzione dei rischi per gli operatori di entrambi i mercati», afferma il rapporto.

I visitatori della Strip costretti al mercato illegale

Nonostante accolga 42 milioni di turisti all’anno, la celebre Las Vegas Strip rimane un «deserto della cannabis legale», secondo il rapporto. Poiché la legge statale impone una distanza minima di 1.500 piedi tra le licenze di gaming e le attività legate alla cannabis, il rapporto afferma che le aree in cui i turisti trascorrono la maggior parte del tempo non offrono alcun accesso legale ai prodotti che cercano.

Il rapporto rileva che, poiché le opzioni legali sono inaccessibili, «tutta la cannabis venduta nei principali corridoi turistici è cannabis non autorizzata e non sicura proveniente dal mercato illegale».

Regole che proteggono da rischi inesistenti, secondo il rapporto

Le origini di questo danno economico auto‑inflitto risalgono a un memorandum del 2014 emanato dal Consiglio di Controllo del Gioco del Nevada (Nevada Gaming Control Board – NGCB). All’epoca, il Consiglio temeva che qualsiasi associazione con la cannabis «tendesse a gettare discredito sul gaming» a causa dell’incertezza a livello federale. Tuttavia, il rapporto sostiene che questi timori siano ormai superati. Se dieci anni fa la separazione rappresentava una «precauzione razionale», oggi è considerata un «anacronismo economico e politico».

Il contesto federale è cambiato, ma il rapporto afferma che il Nevada continua a imporre una «rigida separazione tra gaming e cannabis in termini di proprietà, attività commerciali e relazioni, e coinvolgimento finanziario».

I cartelli criminali traggono vantaggio da barriere di mercato artificiali

Il rapporto evidenzia che il limite dei 1.500 piedi rappresenta una «sovvenzione sostanziale ai cartelli della droga illegali». Poiché i turisti non possono acquistare o consumare cannabis legalmente con facilità, spesso si rivolgono ai venditori di strada presenti in bar e nightclub situati all’interno delle proprietà dedicate al gaming.

Gli autori concludono che, «in sintesi, le barriere tra cannabis e gaming offrono il maggiore impulso ai mercati illegali della droga e agli spacciatori rispetto a qualsiasi altra politica attualmente in vigore in Nevada».

Modernizzare le politiche per recuperare lo slancio economico perduto

I ricercatori suggeriscono che consentire le consegne agli hotel e permettere l’apertura di lounge per il consumo o chioschi di vendita al dettaglio all’interno dei resort potrebbe, da solo, invertire la tendenza al calo delle entrate fiscali derivanti dalla cannabis. I dati dei sondaggi sostengono questo cambiamento: il 70% degli americani è favorevole a spazi dedicati al consumo di cannabis nei resort e il 40% afferma che sarebbe più propenso a visitare un casinò se tale utilizzo fosse consentito.

Il rapporto invita i decisori politici a muoversi verso una «convergenza razionale», sottolineando che «la convergenza non è deregolamentazione, è ottimizzazione».

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