“Win for Italia Team”: nasce la lotteria per il CONI, il gioco pubblico torna a finanziare lo sport
La manovra di Bilancio aggiunge un nuovo tassello al mosaico, sempre più articolato, del gioco pubblico italiano. Tra le riformulazioni trasmesse alla commissione Bilancio del Senato compare infatti l’istituzione di un nuovo gioco numerico a totalizzatore nazionale, battezzato “Win for Italia Team”. Un’iniziativa che, almeno nelle intenzioni del Governo italiano, mira a sostenere in modo strutturale il finanziamento dei progetti olimpici dell’Italia Team, intervenendo su un fronte – quello delle risorse del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) – che negli ultimi anni ha mostrato evidenti criticità.
La scelta segue una logica già sperimentata in passato: utilizzare il canale dei giochi pubblici per sostenere finalità di interesse generale. Una scelta che, ancora una volta, riapre il dibattito sul rapporto tra Stato, gioco legale e politiche pubbliche, soprattutto in una fase in cui il sistema sportivo nazionale guarda con crescente attenzione ai prossimi appuntamenti olimpici Milano-Cortina 2026.
Un nuovo gioco numerico a totalizzatore nazionale
Dal punto di vista tecnico, il “Win for Italia Team” viene qualificato come un gioco numerico a totalizzatore nazionale e si colloca all’interno della famiglia dei “Vinci per la Vita – Win for Life”. Non si tratta quindi di una scommessa sportiva, né di un prodotto legato ai risultati agonistici, ma di una lotteria a tutti gli effetti, con un’impostazione strutturale già nota agli operatori e ai giocatori.
Sarà l’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM) a disciplinare il nuovo gioco attraverso un provvedimento direttoriale, da adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della manovra. Un passaggio chiave, perché definirà nel dettaglio le modalità operative, la distribuzione, la raccolta e l’inquadramento regolatorio di un prodotto che nasce già con una finalità esplicitamente pubblica.
Secondo quanto emerge dalla relazione tecnica, il gioco dovrebbe poggiare su una licenza esistente, verosimilmente in capo a Sisal. In questo scenario, il concessionario potrebbe assumere un ruolo assimilabile a quello di “sponsor” del CONI, attraverso partnership e iniziative promozionali legate alle nazionali olimpiche. Un modello ibrido, che intreccia concessione pubblica, promozione istituzionale e sostegno allo sport di alto livello.
La ripartizione della raccolta e il ruolo del CONI
Sul piano economico, il “Win for Italia Team” ricalca le percentuali già previste per gli altri giochi della stessa famiglia. Il montepremi sarà pari al 65 per cento della raccolta complessiva. Una volta detratti il montepremi, l’aggio spettante ai rivenditori, la quota del concessionario e quella destinata alle autonomie speciali, la parte residuale confluirà verso il Comitato olimpico nazionale italiano.
Nel dettaglio, la quota destinata al CONI è fissata al 26,50 per cento della raccolta, calcolata come quota residuale dell’intera raccolta netta. Si tratta di una percentuale significativa, che nelle intenzioni del governo dovrebbe contribuire in modo diretto al finanziamento dei progetti olimpici dell’Italia Team, rafforzando il legame tra gioco pubblico e sostegno allo sport in una fase cruciale del ciclo olimpico.
La relazione tecnica precisa che, trattandosi di un gioco di nuova istituzione, non è possibile stimare al momento effetti finanziari certi sul bilancio pubblico. L’impatto economico dipenderà dall’andamento della raccolta, che potrà essere valutato solo dopo l’avvio operativo del gioco e l’adozione delle regole attuative da parte dell’ADM.
I conti del CONI e una soluzione strutturale
Dietro l’introduzione del “Win for Italia Team” c’è però una motivazione più profonda, legata allo stato di salute dei conti del CONI. Negli ultimi anni, il bilancio del Comitato è diventato sempre più fragile, soprattutto dopo la riforma voluta dal ministro dell’economia e finanza Giancarlo Giorgetti, che ha spostato risorse e poteri verso Sport e Salute, la società partecipata incaricata della gestione finanziaria dello sport.
Il risultato è un CONI che, di fatto, spende più di quanto possa permettersi, in particolare negli anni olimpici, quando i costi per la preparazione, il supporto alle federazioni e le attività istituzionali aumentano in modo fisiologico. Una situazione che ha costretto il governo a intervenire più volte con finanziamenti straordinari, attingendo anche al cosiddetto “tesoretto” del 32% destinato allo sport.
Una dinamica che si è già manifestata lo scorso anno e che, secondo le stime, rischia di riproporsi anche nel 2026. Da qui la necessità, riconosciuta implicitamente dal legislatore, di individuare una soluzione strutturale, capace di affiancare i trasferimenti pubblici tradizionali e ridurre la dipendenza da interventi tampone.
Gioco pubblico e interesse generale: un equilibrio delicato
L’utilizzo del gioco pubblico come strumento di finanziamento per finalità collettive non è una novità nel panorama italiano. Lotterie e giochi numerici hanno storicamente contribuito a sostenere settori strategici, dalla cultura allo sport, passando per il welfare. Il “Win for Italia Team” si inserisce dunque in un modello già sperimentato, che fa leva su un prodotto regolamentato e controllato dallo Stato.
Resta però aperta una questione di fondo, che riguarda la coerenza complessiva delle politiche pubbliche. Da un lato, il dibattito politico e normativo continua a porre l’accento sulla tutela dei cittadini dalle dipendenze, con un approccio particolarmente restrittivo nei confronti della pubblicità del gioco legale. Dall’altro, quando emergono esigenze di finanziamento – come nel caso dello sport olimpico – lo Stato torna a rifugiarsi proprio nel gioco pubblico, valorizzandone la capacità di generare risorse.
È una contraddizione che molti osservatori definiscono, con toni più o meno espliciti, come una forma di ipocrisia istituzionale. In realtà, si tratta di un equilibrio complesso, che riflette la difficoltà di conciliare esigenze di tutela sociale, sostenibilità economica e finanziamento di politiche pubbliche. Il gioco legale viene limitato sul piano comunicativo in nome della responsabilità, ma resta uno strumento fiscale e parafiscale fondamentale quando servono entrate certe e immediate.
Un gioco “per lo sport”, non “sullo sport”
Un’ultima riflessione riguarda la natura stessa del “Win for Italia Team”. Non si tratta di un gioco sullo sport, ma di un gioco per lo sport. Non c’è alcuna componente di merito, di competizione o di legame con i risultati agonistici. Questo aspetto potrebbe alimentare critiche, soprattutto da parte di chi ritiene che il finanziamento dello sport dovrebbe passare da strumenti più coerenti con i suoi valori fondanti.
Allo stesso tempo, è difficile ignorare la dimensione pragmatica della scelta. In un contesto di risorse pubbliche limitate e di conti sotto pressione, il gioco pubblico rappresenta una fonte di finanziamento immediatamente attivabile e regolata. Una soluzione che non risolve tutte le contraddizioni, ma che risponde a un’esigenza concreta: garantire continuità e stabilità al sostegno dello sport italiano, soprattutto nel percorso verso le prossime Olimpiadi.
Il “Win for Italia Team” nasce così come un compromesso tipicamente italiano, sospeso tra principi dichiarati e necessità finanziarie. Un esperimento che, nel bene o nel male, dirà molto sulla direzione futura del rapporto tra Stato, gioco legale e politiche di interesse generale.
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