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Caso Amazon Slots: Amazon prende le distanze, ADM conferma “non è autorizzato”

Tony Colapinto
Scritto da Tony Colapinto

Dopo la pubblicazione della nostra inchiesta giornalistica su “Amazon Slots”, la presunta piattaforma di gioco online che utilizza il marchio Amazon e le immagini di Jeff Bezos e Khaby Lame per promuovere bonus e slot machine sui social network, arrivano le prime risposte ufficiali.

Risposte che chiariscono un punto centrale: “Amazon Slots” non è Amazon. E non è nemmeno un operatore autorizzato a offrire gioco a distanza in Italia.

L’uso fraudolento di marchi globali per promuovere piattaforme di gioco illegali rappresenta una delle minacce più insidiose per il mercato dell’iGaming regolato. Il caso “Amazon Slots” è emblematico di un fenomeno che va ben oltre la singola operazione sospetta e solleva interrogativi strutturali su compliance, enforcement e responsabilità delle piattaforme digitali.

Inserzioni sponsorizzate, diffuse in lingua italiana su Facebook e Instagram, presentavano (e presentano ancora) un presunto casinò online denominato “Amazon Slots”, utilizzando una grafica quasi identica a quella del brand Amazon e immagini manipolate di Jeff Bezos e dell’influencer Khaby Lame come falsi testimonial. Claim aggressivi come “bonus senza deposito” e “giri gratis” completavano un impianto comunicativo pensato per trasmettere affidabilità e ufficialità.

Un’apparenza che, come confermato dalle autorità e dall’azienda coinvolta, non corrisponde alla realtà.

Amazon: nessun legame con “Amazon Slots”

Interpellata sul caso, Amazon ha fornito una smentita netta: la società non ha alcun rapporto con “Amazon Slots” o “Amazon Slot” e non ha autorizzato in alcun modo l’uso del proprio marchio o dell’immagine del fondatore Jeff Bezos per la promozione di servizi di gioco online.

Amazon ha inoltre richiamato il proprio impegno nel contrasto alle truffe digitali e ai furti di identità, sottolineando come l’uso illecito del brand rientri tra le pratiche che minano la fiducia dei consumatori e danneggiano l’ecosistema digitale nel suo complesso. Una posizione che rafforza la natura ingannevole dell’operazione e chiarisce che il colosso dell’e-commerce è parte lesa.

ADM: “Amazon Slots” non è un operatore autorizzato

Sul piano regolatorio, la risposta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) è altrettanto chiara. L’Autorità ha confermato che i marchi “Amazon Slots” e “Amazon Slot” non figurano tra i concessionari autorizzati per l’esercizio del gioco a distanza in Italia. L’elenco ufficiale dei concessionari attivi, pubblicato sul sito istituzionale dell’Agenzia, rappresenta l’unico riferimento valido per individuare gli operatori legittimati.

ADM ha inoltre dichiarato di aver rilevato la presenza online di contenuti riconducibili alla denominazione “Amazon Slots” e di aver avviato le verifiche tecniche e giuridiche previste dalla normativa vigente. Le attività di contrasto possono includere segnalazioni ad AGCOM, procedimenti sanzionatori e, ove ricorrano i presupposti, l’inibizione dei siti privi di concessione, oltre a interlocuzioni con le piattaforme digitali per la rimozione dei contenuti.

Come segnalare e tutelarsi: le indicazioni operative di ADM

Nel rispondere alle domande sul caso, ADM ha fornito anche indicazioni precise su come utenti e operatori possano segnalare episodi di gioco illegale e tutelarsi da piattaforme non autorizzate. In particolare, l’Agenzia ricorda che:

  • • è possibile richiedere chiarimenti o inviare segnalazioni tramite il portale istituzionale di ADM, utilizzando l’Ufficio telematico per le relazioni con il pubblico (URP) e compilando l’apposita Scheda URP;
  • • i siti web di gioco illegale possono essere segnalati direttamente all’indirizzo PEC dedicato: [email protected];
  • • per i reclami relativi a concessionari autorizzati (e non per la segnalazione di siti illeciti) è disponibile la PEC [email protected];
  • • nei casi in cui sussistano sospetti di attività fraudolente, o qualora l’utente ritenga di essere vittima di una truffa o di un tentativo di frode, è possibile rivolgersi alle forze dell’ordine, in particolare alla Polizia Postale per i crimini informatici e alle altre articolazioni di Polizia di Stato o Carabinieri per le denunce.

Un passaggio rilevante, perché ribadisce che il contrasto al gioco illegale non è solo un tema di enforcement istituzionale, ma richiede anche collaborazione e consapevolezza da parte degli utenti e degli operatori legali.

Brand impersonation: un danno sistemico al mercato regolato

Il caso “Amazon Slots” mette in luce un problema strutturale per l’industria dell’iGaming regolato: la falsificazione dei brand come leva di marketing per l’offerta illegale. L’uso di marchi globali e volti altamente riconoscibili consente agli operatori non autorizzati di “prendere in prestito” fiducia, aggirando le naturali diffidenze degli utenti e posizionandosi, almeno in apparenza, allo stesso livello degli operatori legittimi.

Per il mercato regolato, il danno è duplice. Da un lato, i consumatori vengono esposti a offerte non trasparenti e potenzialmente fraudolente; dall’altro, gli operatori con concessione si trovano a competere in un contesto profondamente asimmetrico, vincolati da obblighi di compliance stringenti e da divieti pubblicitari che gli operatori illegali ignorano sistematicamente.

Il nodo delle piattaforme digitali

Un ulteriore elemento critico riguarda il ruolo delle piattaforme digitali dell’advertising. In Italia la pubblicità del gioco con vincita in denaro è vietata dal Decreto Dignità del 2018, eppure campagne riconducibili a operatori non autorizzati continuano a circolare attraverso sistemi pubblicitari automatizzati.

ADM ha confermato di operare in coordinamento con AGCOM e di intrattenere interlocuzioni tecniche con le principali piattaforme per segnalare contenuti illeciti e richiederne la rimozione. Tuttavia, il caso “Amazon Slots” evidenzia come l’enforcement resti prevalentemente reattivo, mentre il fenomeno evolve rapidamente sfruttando brand, intelligenza artificiale e dinamiche algoritmiche.

Oltre il singolo caso

“Amazon Slots” non è soltanto una vicenda di marchio utilizzato senza autorizzazione. È un caso studio che mostra come l’illegal gambling stia affinando le proprie strategie, incidendo sulla fiducia degli utenti e alterando la concorrenza nel mercato regolato.

Per l’industria dell’iGaming, la sfida non riguarda solo la repressione dell’offerta illegale, ma anche la capacità di prevenire fenomeni di brand impersonation che mettono sotto pressione regolatori, operatori autorizzati e piattaforme digitali. Un tema destinato a restare centrale nel dibattito su compliance e advertising nei prossimi anni.

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