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Flutter Entertainment vince un ricorso storico in materia di consenso nel settore del gioco

Jefferson Mendoza
Scritto da Jefferson Mendoza
Tradotto da Mara Armenante

Sky Betting and Gaming (SBG), parte di Flutter Entertainment, ha ottenuto una significativa vittoria legale dopo che la Court of Appeal of England and Wales (Corte d’Appello d’Inghilterra e Galles) ha stabilito che la dipendenza di un giocatore non invalida il consenso alle comunicazioni di marketing. I giudici d’appello hanno annullato una precedente decisione dell’High Court, che aveva ritenuto SBG responsabile per l’uso di cookie, dati di tracciamento e promozioni mirate nei confronti di un giocatore problematico identificato come RTM.

Il Lord Justice Warby ha sottolineato che il consenso, secondo la normativa britannica sulla protezione dei dati, deve essere valutato in modo oggettivo, definendo la precedente sentenza un «approccio giuridicamente errato». Ha spiegato: «Per dimostrare il consenso, il titolare del trattamento non deve provare cosa ci fosse effettivamente nella mente dell’individuo».

Secondo il Data Protection Act 2018 del Regno Unito, che incorpora i principi del GDPR, esistono regole rigorose su come le organizzazioni devono trattare i dati personali, garantendo al contempo diritti come accesso, rettifica e trasparenza. La controversia è iniziata quando RTM ha sostenuto che le pratiche di trattamento dei dati di SBG avessero incentivato ulteriori attività di gioco e danni finanziari. In un primo momento, l’High Court aveva dato ragione a RTM, ma la Court of Appeal ha respinto tutti e cinque i motivi del suo ricorso.

L’Information Commissioner’s Office (ICO), l’autorità britannica per la protezione dei dati, non ha ufficialmente sostenuto la decisione della Corte d’Appello (Court of Appeal) nel caso di Flutter Entertainment. Anzi, i giudici hanno respinto gli argomenti dell’ICO secondo cui la consapevolezza da parte dell’operatore della vulnerabilità dell’utente dovrebbe comunque essere considerata, avvertendo che tale criterio creerebbe una «incertezza ingestibile» per le imprese. Secondo i media, ciò mette i regolatori sotto pressione per definire come bilanciare la tutela dei consumatori con la certezza operativa per le aziende.

Implicazioni per le imprese

L’ultima sentenza definisce il modo in cui i settori industriali devono gestire i dati comportamentali e la pubblicità mirata. Se si riconosce che il consenso è valido quando espresso attraverso le azioni dell’utente, indipendentemente dal suo stato mentale, la decisione offre alle organizzazioni un quadro più prevedibile per il marketing digitale e la conformità normativa.

Ma esistono anche compromessi etici: i consumatori vulnerabili, come coloro che lottano con dipendenze o comportamenti compulsivi, restano esposti. Secondo gli analisti legali, se da un lato la sentenza rafforza i modelli di business basati sui dati, dall’altro aumenta la pressione sui regolatori affinché introducano nuove tutele.

Impatto più ampio sul settore

Il precedente va oltre il settore del gioco. Piattaforme di e‑commerce, social network e servizi di streaming, industrie basate su raccomandazioni personalizzate, ottengono maggiore certezza sul fatto che il consenso espresso tramite le azioni dell’utente possa reggere in tribunale.

Per i professionisti del marketing, la sentenza elimina ambiguità sui meccanismi di consenso, rendendo più praticabili le campagne mirate. Tuttavia, le aziende che non considerano gli impatti sociali rischiano danni reputazionali e un possibile irrigidimento normativo.

Trovare un equilibrio tra chiarezza e tutela dei consumatori

La sentenza fa luce sulla tensione tra interessi commerciali e protezione dei consumatori, anche se le imprese accolgono con favore la maggiore chiarezza normativa. La dipendenza e le problematiche di salute mentale, ad esempio, non vengono considerate nella valutazione della validità del consenso. Questo solleva ulteriori interrogativi sull’equità della pubblicità digitale.

La decisione del Regno Unito sul consenso nel settore del gioco d’azzardo differisce notevolmente dagli approcci globali. Il GDPR dell’Unione Europea richiede un consenso esplicito tramite opt‑in (ossia un’adesione attiva), mentre negli Stati Uniti prevalgono sistemi di opt‑out che variano da Stato a Stato. In altre parole, il criterio oggettivo adottato nel Regno Unito si allinea maggiormente al diritto europeo, ma si discosta dal modello statunitense, che è più frammentato.

Il caso torna ora all’High Court per esaminare le questioni residue relative al trattamento corretto dei dati, ma la decisione della Corte d’Appello rappresenta già un precedente fondamentale: semplifica la conformità per le imprese, pur alimentando il dibattito sui limiti etici del consenso nell’era digitale.

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