In Francia l’attesa per i Mondiali 2026 non riguarda solo le prestazioni della nazionale francese in campo. C’è il calcio, naturalmente, con tutto il suo carico di passione, aspettative e attenzione mediatica. Ma c’è anche un altro fronte, molto meno spettacolare e sempre più centrale per le autorità: quello delle scommesse sportive. La questione si inserisce in un dibattito già acceso in Francia, riemerso anche con il caso Mbappé e pubblicità betting e le tensioni con la Federcalcio francese sull’utilizzo dell’immagine dei calciatori in campagne legate alle scommesse sportive.
A pochi giorni dall’inizio della Coppa del Mondo, in programma dall’11 giugno al 19 luglio 2026, l’Autorité Nationale des Jeux ha deciso di alzare il livello di allerta. Il regolatore francese ha lanciato la campagna “Zone à risques”, pensata per sensibilizzare il pubblico sui pericoli del gioco eccessivo e sui comportamenti che possono trasformare una puntata occasionale in un problema reale.
Il tempismo della campagna non è del tutto casuale. I grandi eventi calcistici sono da sempre momenti di forte attività per il mercato del betting. Più partite, più promozioni, più conversazioni online, più pressione emotiva. È in questo contesto che una scommessa, per molti utenti, può diventare parte integrante dell’esperienza sportiva. È proprio qui, secondo l’ANJ, che si apre la zona più delicata.
Il calcio domina il mercato delle scommesse in Francia
Il calcio resta il motore principale del betting francese. Nel 2025, secondo i dati dell’ANJ, le puntate online su questo sport hanno superato i 6 miliardi di euro, pari a circa il 55% del mercato delle scommesse sportive online in Francia. Nessun’altra disciplina si avvicina allo stesso livello di attrazione, anche se il tennis e il basket mantengono un peso importante.
Con i Mondiali 2026, il volume delle giocate potrebbe crescere ulteriormente. Le stime indicano che le puntate complessive durante il torneo potrebbero raggiungere circa 1,2 miliardi di euro, superando i livelli registrati in occasione di Qatar 2022. È una previsione, non un dato già acquisito e dipenderà molto anche dal percorso della nazionale francese. Più Les Bleus resteranno protagonisti, più è probabile un aumento dell’interesse da parte degli scommettitori.
Il nuovo formato della Coppa del Mondo, che si terrà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, aggiunge un ulteriore elemento. Il calendario più ampio comporta più incontri e, di conseguenza, più occasioni di gioco. Per gli operatori autorizzati rappresenta un’opportunità commerciale evidente. Per il regolatore, invece, è anche un motivo per rafforzare la prevenzione.
Sempre più francesi pronti a scommettere
Uno studio Toluna-Harris Interactive, realizzato per l’ANJ, mostra quanto il Mondiale sia già entrato nell’orizzonte dei consumatori francesi. Il 57% degli intervistati dichiara di voler seguire la competizione. Tra coloro che intendono seguire il torneo, il 41% prevede di scommettere denaro presso operatori autorizzati. Il dato è in crescita rispetto agli ultimi grandi appuntamenti calcistici: cinque punti in più rispetto ai Mondiali del 2022 e sei punti in più rispetto all’Euro 2024. Non si tratta, quindi, di un movimento marginale. La scommessa sportiva appare sempre più legata alla fruizione dell’evento, quasi come se fosse un’estensione del tifo.
La tendenza è ancora più evidente tra i giovani. Nella fascia under 35, l’intenzione di scommettere raggiunge il 54%. È un numero che illustra bene la preoccupazione dell’ANJ. I giovani sono più esposti alla comunicazione digitale, alle dinamiche dei social e alla rapidità delle piattaforme online. Sono tutti fattori che possono rendere più sottile il confine tra il gioco ricreativo e il comportamento rischioso.
Quando la scommessa smette di essere intrattenimento
La questione, per il regolatore francese, non è il gioco in sé. Il punto è capire quando la scommessa perde la sua dimensione occasionale e comincia a incidere sul comportamento della persona. I dati dell’Osservatorio francese delle droghe e delle tendenze addictive indicano che il 15,3% degli scommettitori sportivi presenta profili di gioco problematico.
Un altro dato aiuta a comprendere meglio il fenomeno. Secondo lo studio Toluna-Harris Interactive, il 37% degli scommettitori abituali afferma di aver già avuto la sensazione di perdere il controllo. Tra gli under 25, la percentuale sale al 67%. È forse il numero più delicato, perché non misura solo la frequenza delle puntate o gli importi giocati, ma anche la percezione personale di un rapporto che rischia di sfuggire di mano.
La campagna “Zone à risques”
Con “Zone à risques”, l’ANJ ha scelto una comunicazione molto riconoscibile. La campagna adotta la fascia gialla delle avvertenze legali, già presente nelle pubblicità del gioco, e la trasforma in un segnale di pericolo. Non più soltanto una nota obbligatoria, spesso ignorata dal pubblico, ma una linea simbolica da non oltrepassare.
Il messaggio è doverosamente semplice: quando il gioco diventa eccessivo, si entra in una zona di rischio. La campagna mostra le possibili conseguenze della dipendenza dalle scommesse sportive: dalle perdite economiche ai tentativi continui di recupero, dalla rabbia alla perdita di controllo, fino alla chiusura nei confronti degli altri.
L’iniziativa è accompagnata anche da installazioni pubbliche e rimanda alla piattaforma Evalujeu, lo strumento promosso dall’ANJ per aiutare i giocatori a valutare il proprio rapporto con il gioco. Il sito offre questionari di autovalutazione, consigli personalizzati e informazioni sui servizi di supporto disponibili. Non si rivolge solo ai giocatori, ma anche ai familiari e alle persone vicine a chi potrebbe trovarsi in difficoltà.
Un banco di prova per il gioco responsabile
La presidente dell’ANJ, Isabelle Falque-Pierrotin, ha avvertito che l’arrivo dei Mondiali porta la Francia in una vera “zona a rischio”. L’aumento delle occasioni di puntata, la pressione pubblicitaria e la vulnerabilità dei giovani rendono necessario un lavoro di prevenzione più visibile e incisivo. Per il mercato regolamentato, il tema resta prioritario e cruciale. I Mondiali 2026 promettono numeri importanti e un forte coinvolgimento del pubblico. Ma la crescita del betting non può essere separata dalla responsabilità degli operatori e dalla capacità delle autorità di tutelare i consumatori più esposti.
Il punto non è spegnere l’interesse per il calcio, né criminalizzare chi scommette responsabilmente. La vera sfida è evitare che l’emozione della partita venga assorbita dalla logica della puntata. Perché quando il risultato sportivo conta meno della necessità di recuperare una perdita, il gioco ha già cambiato natura. In Francia, l’ANJ ha scelto di intervenire prima del fischio d’inizio. È un segnale politico e regolatorio preciso: il Mondiale sarà una grande vetrina per il calcio e per il betting, ma anche un test sulla maturità del sistema francese del gioco responsabile che punta sempre di più alla prevenzione.
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