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Prediction market in Italia apre nuove sfide per i regolatori

Tony Colapinto
Scritto da Tony Colapinto

Per anni il confine tra scommesse e finanza è sembrato piuttosto chiaro. Da una parte il gioco pubblico regolamentato, con bookmaker autorizzati, concessioni statali e controlli affidati all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Dall’altra parte, il mondo degli strumenti finanziari, vigilato da CONSOB e disciplinato dalle regole europee della direttiva MiFID.

Oggi, però, quella linea di separazione sta diventando sempre meno netta. A complicare il quadro sono i cosiddetti prediction market, piattaforme digitali che consentono agli utenti di speculare sull’esito di eventi futuri acquistando probabilità negoziabili in tempo reale. Un modello che ricorda al contempo il betting exchange, il trading online e l’universo crypto.

Il fenomeno è ancora relativamente giovane, almeno dal punto di vista della diffusione mainstream, ma ha già attirato l’attenzione delle autorità statunitensi e del mondo finanziario internazionale. Nomi come Polymarket, Kalshi e PredictIt sono diventati sempre più presenti nelle discussioni sulla finanza speculativa, sulla regolamentazione del settore crypto e persino nell’analisi politica.

La questione, però, va oltre il semplice entusiasmo tecnologico. Perché i prediction market non rappresentano soltanto una nuova piattaforma digitale. Rischiano invece di mettere in crisi categorie normative costruite in anni di separazione tra gioco e finanza.

Il mercato delle probabilità

Il funzionamento di queste piattaforme è, almeno in apparenza, molto intuitivo. Gli utenti acquistano quote legate alla probabilità che un evento si verifichi o meno. L’evento può essere di qualsiasi natura: elezioni presidenziali, decisioni delle banche centrali, andamento dell’inflazione, risultati sportivi o movimenti di Bitcoin.

Se il mercato considera sempre più probabile un determinato scenario, il valore del contratto aumenta. Se invece la probabilità diminuisce, il prezzo scende. L’utente può quindi comprare, vendere o chiudere la posizione in qualsiasi momento, esattamente come farebbe in un mercato finanziario tradizionale.

Ed è proprio qui che nasce il problema regolatorio. Dal punto di vista economico, il meccanismo ricorda una scommessa. Dal punto di vista tecnico, però, l’architettura è molto più vicina a un exchange di derivati o a una piattaforma di trading decentralizzato.

Il risultato è un prodotto ibrido che non rientra perfettamente né nella categoria del gambling né in quella degli strumenti finanziari tradizionali.

La differenza con bookmaker e CFD

Per comprendere meglio il fenomeno è utile confrontarlo con i modelli già esistenti. Nel sistema delle scommesse tradizionali il bookmaker opera come banco. Stabilisce le quote, accetta il rischio e incassa un margine matematico sulle giocate. In Italia questo settore è rigidamente regolamentato dall’ADM attraverso concessioni, controlli tecnici e obblighi fiscali.

Nel mondo dei CFD, il funzionamento è diverso. Piattaforme come Plus500, IG Group o XTB consentono agli utenti di speculare sull’andamento di asset finanziari senza possederli direttamente. In questo caso entrano in gioco la normativa MiFID, le restrizioni ESMA sulla leva finanziaria, gli obblighi antiriciclaggio e la tassazione delle plusvalenze.

I prediction market si collocano esattamente al centro. Non sono bookmaker nel senso classico del termine, perché spesso gli utenti scambiano contratti tra loro tramite meccanismi peer-to-peer. Ma non sono nemmeno broker finanziari tradizionali, perché gli asset negoziati non costituiscono strumenti finanziari convenzionali.

Dal punto di vista operativo, il modello ricorda molto il betting exchange introdotto anni fa da Betfair. La differenza è che il concetto viene portato su scala globale e applicato a praticamente qualsiasi evento reale.

Il vantaggio competitivo che preoccupa il settore

Il tema sta iniziando a creare tensioni sia nel mondo del gaming sia in quello finanziario ma anche nel mondo politico. Il motivo è semplice: le piattaforme di prediction market internazionali possono operare, in alcuni casi, con costi regolatori molto inferiori rispetto agli operatori tradizionali.

Un bookmaker autorizzato in Italia sostiene spese elevate per le concessioni pubbliche, la compliance tecnica, le verifiche ADM e gli obblighi in materia di gioco responsabile. Un broker CFD, invece, deve affrontare controlli patrimoniali, obblighi informativi e normative europee particolarmente rigorose.

Molte piattaforme di prediction market, soprattutto quelle legate all’universo crypto, operano invece tramite strutture offshore o sistemi decentralizzati, il che rende più difficile applicare gli stessi standard regolatori.

Per gli operatori autorizzati questo genera inevitabilmente una forma di concorrenza asimmetrica. L’utente può ottenere esposizione speculativa su eventi politici, economici o sportivi senza passare né dal circuito del gioco pubblico né dal tradizionale sistema finanziario.

Ed è proprio questa area grigia a costituire il nodo centrale della questione.

Il precedente americano e il caso Polymarket

Negli Stati Uniti il confronto con le autorità è già diventato concreto. Nel 2022 la Commodity Futures Trading Commission ha contestato a Polymarket l’offerta di contratti sugli eventi senza la necessaria registrazione prevista dalla normativa statunitense.

La società che gestiva la piattaforma ha poi raggiunto un accordo con la CFTC, accettando una sanzione civile da 1,4 milioni di dollari e limitando l’accesso agli utenti statunitensi.

Il caso ha avuto un forte impatto nel settore perché ha evidenziato un problema destinato probabilmente a riproporsi anche in altre giurisdizioni: come classificare strumenti che somigliano contemporaneamente a una scommessa, a un derivato e a un mercato decentralizzato?

La situazione di Kalshi è diversa. La piattaforma ha infatti scelto di operare all’interno del quadro regolamentare americano, ottenendo dallo status di mercato regolamentato della CFTC. Proprio attorno ai contratti legati alle elezioni americane si è però aperto un duro confronto giuridico che ha riacceso il dibattito sul confine tra il gambling e gli strumenti finanziari.

La questione resta aperta e potrebbe avere conseguenze ben più ampie rispetto al solo settore crypto.

L’Europa osserva, ma non ha ancora regole precise

Nel contesto europeo il quadro normativo appare ancora più incerto. Attualmente non esiste una disciplina armonizzata specifica per i prediction market. Questo crea inevitabilmente dubbi sotto diversi profili: fiscali, finanziari e persino legati alla tutela dei consumatori.

Un altro elemento particolarmente delicato riguarda l’uso delle criptovalute. Molte piattaforme operano infatti tramite stablecoin e wallet decentralizzati, rendendo più complesso il monitoraggio dei flussi finanziari e l’applicazione delle normative antiriciclaggio.

Per autorità come ADM e CONSOB, il problema non riguarda soltanto la natura giuridica di queste piattaforme, ma anche il rischio che una parte crescente della speculazione online possa svilupparsi al di fuori dei perimetri tradizionali di controllo.

Ed è un tema che potrebbe diventare ancora più rilevante nei prossimi anni, soprattutto se il settore continuerà ad attirare liquidità e utenti retail.

Quando il mercato prova a prevedere il futuro

C’è poi un aspetto che rende i prediction market ancora più particolari rispetto alle normali piattaforme speculative: la loro funzione informativa.

Durante le elezioni presidenziali americane del 2024, le probabilità espresse da Polymarket sono state seguite con grande attenzione da giornalisti, analisti e operatori di mercato, spesso considerate più dinamiche rispetto ai tradizionali sondaggi politici.

L’idea alla base è semplice: chi investe denaro reale in un evento avrebbe un incentivo economico a formulare previsioni più accurate rispetto a chi risponde a un semplice questionario statistico.

Per questo motivo molti osservatori vedono i prediction market non solo come strumenti speculativi, ma anche come sistemi capaci di aggregare informazioni e aspettative collettive in tempo reale.

È un importante cambio di paradigma. Non si tratta più soltanto di scommettere su chi vincerà un’elezione o una partita. Si tratta di trasformare qualsiasi evento del mondo reale in un asset negoziabile ventiquattro ore su ventiquattro, accessibile da qualsiasi parte del mondo.

Ed è proprio questo il punto che rende il fenomeno così difficile da ignorare per i regolatori e gli operatori tradizionali. I prediction market non rappresentano semplicemente un’evoluzione del betting online. Stanno ridefinendo il rapporto tra informazione, speculazione e finanza digitale, in un contesto in cui le vecchie categorie normative sembrano iniziare a mostrare tutti i loro limiti.

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