In Slovacchia si riaccende la discussione sul futuro fiscale del settore del gioco d’azzardo. Il partito Slovakia Movement, noto per le sue posizioni populiste e generalmente favorevoli al mondo degli affari, ha avanzato una proposta destinata a far discutere: aumentare le tariffe applicate alle sedi di gioco terrestri. La mossa nasce in aperta contrapposizione ai piani del governo, che ha scelto invece di ridurre le tasse forfettarie sui dispositivi da gioco, una decisione che secondo i deputati del movimento equivarrebbe a un “bonus fiscale” per i grandi operatori del settore.
Il nodo delle tariffe: da 9.300 a 4.400 euro per macchina
Il cuore della polemica riguarda la riduzione delle imposte per slot machine e terminali video. Il governo slovacco ha infatti deciso di abbassare la tassa proposta di 9.300 euro per dispositivo, portandola a 4.400 euro per ogni slot machine e 6.000 euro per ogni terminale video nelle sale fisiche. Una decisione che, secondo il deputato Michal Šipoš, rappresenta un ingiustificato vantaggio per gli operatori più grandi, con un impatto negativo sulle casse pubbliche stimato in 52 milioni di euro.
Šipoš sostiene che una tassazione più elevata consentirebbe di “livellare il campo da gioco”, costringendo le società a comportamenti più equi e a limitare lo sfruttamento dei giocatori slovacchi. In altre parole, il movimento mira a una redistribuzione dell’onere fiscale che favorisca un sistema più equo e sostenibile.
Un possibile effetto boomerang sulle abitudini dei giocatori
Tuttavia, non mancano i timori sugli effetti collaterali di una simile proposta. L’aumento delle tasse, infatti, potrebbe indurre gli operatori a riversare i costi sui consumatori, innalzando i depositi minimi richiesti ai giocatori. Questo scenario rischierebbe di alimentare comportamenti di gioco più rischiosi, spingendo i cittadini verso un coinvolgimento economico maggiore pur di mantenere le stesse abitudini di gioco.
Il dibattito, dunque, si muove sul delicato equilibrio tra la necessità di regolare un mercato redditizio ma sensibile, e quella di evitare che le misure fiscali producano effetti contrari alle intenzioni iniziali.
Il confronto con i modelli austriaco e polacco
Šipoš ha inoltre invitato il governo slovacco a prendere esempio da Austria e Polonia, due Paesi che applicano regimi fiscali più severi sul gioco d’azzardo. Secondo il deputato, un sistema simile potrebbe garantire alla Slovacchia fino a 300 milioni di euro annui in entrate aggiuntive per lo Stato.
Attualmente, la Slovacchia impone una tassa forfettaria per dispositivo, cui si aggiunge un’imposta del 27% sul Gross Gaming Revenue (GGR). In Polonia, invece, il modello fiscale prevede una tassa del 12% sulle scommesse sportive e una del 50% sui profitti netti derivanti da slot machine e giochi da tavolo. Inoltre, è in vigore una ritenuta del 10% sulle vincite, che il Ministero delle Finanze polacco ha già annunciato di voler portare al 15% dal gennaio 2026.
Questa futura modifica includerà anche le vincite ottenute da piattaforme internazionali basate nell’UE, costringendo i residenti polacchi a dichiarare il reddito da gioco transfrontaliero. Un approccio che Šipoš considera più giusto e coerente con una politica di tutela economica e sociale.
Cresce la spesa dei cittadini: un segnale d’allarme
Un altro elemento che alimenta la polemica è la crescita della spesa per il gioco d’azzardo in Slovacchia, che secondo stime recenti è quadruplicata negli ultimi anni. Questo dato preoccupa anche Július Jakab, collega parlamentare di Šipoš, che ha criticato la decisione del governo di non aumentare le tariffe fino ai 9.300 euro inizialmente proposti. Secondo Jakab, mantenere le imposte a un livello così basso “manda un messaggio sbagliato”, in un momento in cui il gioco rappresenta un rischio crescente per le fasce più vulnerabili della popolazione.
Tra entrate fiscali e responsabilità sociale
Il dibattito in corso mette in luce una contraddizione politica e morale: da un lato, la necessità di attrarre investimenti e sostenere le imprese del settore; dall’altro, l’obbligo di proteggere i cittadini dai rischi del gioco e garantire risorse adeguate allo Stato. Il governo sembra aver scelto la via della moderazione fiscale, mentre il Slovakia Movement si schiera per un approccio più severo e redistributivo.
La questione resta aperta e riflette una tensione comune a molti Paesi europei: come conciliare la crescita economica del comparto gaming con la tutela sociale. Se la Slovacchia dovesse davvero ispirarsi ai modelli di Austria e Polonia, potrebbe inaugurare una stagione di riforme fiscali destinate a cambiare profondamente il panorama del gioco d’azzardo nel Paese.
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