La Corte di giustizia dell’Unione europea interviene su uno dei casi più delicati degli ultimi anni nel settore del gambling online transfrontaliero. Con la sentenza resa nella causa C-198/24 TQ contro Mr Green Limited, i giudici di Lussemburgo hanno chiarito che, nell’ambito dell’ordinanza europea di sequestro conservativo, i tribunali nazionali possono tenere conto sia di comportamenti del debitore risalenti anche a diversi anni prima della domanda, sia dell’esistenza di normative nazionali idonee a ostacolare l’esecuzione del credito.
La decisione rappresenta un passaggio di forte rilievo per il recupero transfrontaliero dei crediti nell’Unione europea e potrebbe avere conseguenze dirette sul contenzioso che coinvolge numerosi operatori del gaming con sede a Malta.
La decisione della Corte UE sul sequestro conservativo europeo
La Corte ha interpretato l’articolo 7, paragrafo 1, del Regolamento UE n. 655/2014 stabilendo che il giudice chiamato a valutare una domanda di ordinanza europea di sequestro conservativo può considerare anche elementi non immediatamente collegati alla condotta recente del debitore.
Secondo la pronuncia, infatti, ai fini dell’accertamento dell’urgenza della misura cautelare può essere rilevante tanto il comportamento storico della società debitrice quanto il quadro normativo dello Stato membro in cui essa è stabilita, qualora tale normativa possa compromettere concretamente il recupero del credito.
La sentenza conferma in larga parte l’impostazione già delineata nelle conclusioni dell’Avvocato Generale Nicholas Emiliou presentate nei mesi scorsi.
Il caso Mr Green e il contenzioso nato in Austria
La controversia trae origine dall’azione promossa da un giocatore austriaco contro Mr Green Limited, operatore con sede a Malta e titolare di una licenza rilasciata dalla Malta Gaming Authority. Il consumatore sosteneva che il contratto di gioco fosse nullo secondo il diritto austriaco, poiché la società non disponeva di una concessione nazionale per operare in Austria.
I tribunali di Vienna hanno accolto la domanda del giocatore, condannando l’operatore alla restituzione di oltre 62mila euro di perdite accumulate sul sito. La decisione è divenuta definitiva nel 2022, ma la società maltese non ha eseguito spontaneamente la sentenza.
Gioco online senza licenza nazionale: lo scontro giuridico europeo
Negli ultimi anni migliaia di giocatori tedeschi e austriaci hanno avviato azioni analoghe contro operatori stabiliti a Malta. La linea seguita da numerosi tribunali nazionali è stata sostanzialmente uniforme: in assenza di licenza locale, il contratto di gioco viene considerato nullo e le somme perse devono essere restituite secondo le regole dell’indebito arricchimento.
Gli operatori maltesi contestano però questa interpretazione, sostenendo che le licenze rilasciate dalla Malta Gaming Authority consentano la prestazione dei servizi in tutta l’Unione europea in virtù della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi prevista dall’articolo 56 del TFUE.
Da qui nasce uno scontro giuridico che coinvolge direttamente il rapporto tra diritto europeo, normative nazionali sul gioco e riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie.
Il peso del “Bill 55” maltese nella controversia
Il contesto si è ulteriormente irrigidito nel 2023, quando il Parlamento maltese ha approvato il cosiddetto “Bill 55”, introducendo l’articolo 56A nella legislazione nazionale sul gaming.
La norma consente ai giudici maltesi di rifiutare il riconoscimento e l’esecuzione di sentenze straniere pronunciate contro operatori autorizzati a Malta, quando tali decisioni mettono in discussione la legittimità dei servizi offerti sulla base della licenza maltese.
Ed è proprio questo elemento ad aver assunto un ruolo centrale nella causa esaminata dalla Corte UE.
Il nodo del “periculum in mora” nei recuperi transfrontalieri
Dopo aver ottenuto la sentenza favorevole in Austria, il giocatore ha richiesto un’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari riconducibili a Mr Green in diversi Stati membri, con l’obiettivo di evitare che i fondi venissero sottratti all’esecuzione.
Il nodo interpretativo riguardava il cosiddetto “periculum in mora”, cioè il rischio concreto che, senza una misura cautelare immediata, il recupero del credito potesse risultare compromesso o eccessivamente difficoltoso.
Secondo la Corte, tale rischio può essere valutato anche alla luce di fattori oggettivi esterni alla condotta immediata del debitore, inclusa l’esistenza di normative nazionali potenzialmente ostative all’esecuzione delle decisioni giudiziarie.
La sentenza della Corte: più spazio alle misure cautelari europee
La Corte di giustizia europea ha quindi stabilito che il giudice nazionale può prendere in considerazione sia comportamenti del debitore risalenti nel tempo, sia l’esistenza di norme interne capaci di ostacolare l’effettiva esecuzione del credito.
Una lettura che amplia sensibilmente il margine di valutazione dei tribunali nazionali e rafforza il ruolo dell’ordinanza europea di sequestro conservativo come strumento di tutela dei creditori nei contenziosi transfrontalieri.
Possibili effetti sul mercato europeo del gambling online
La decisione della Corte UE potrebbe produrre effetti rilevanti sull’intero settore del gambling online europeo, soprattutto nei procedimenti che coinvolgono operatori con sede a Malta.
La pronuncia arriva infatti in un momento di forte tensione tra diversi ordinamenti nazionali e l’industria del gaming transfrontaliero, in un contesto in cui cresce il numero di azioni giudiziarie promosse dai consumatori per ottenere la restituzione delle perdite subite presso operatori privi di licenza locale.
Per gli operatori del settore, la sentenza rappresenta un segnale importante sul fronte dell’esecuzione delle decisioni giudiziarie all’interno dell’Unione europea. Per i creditori, invece, rafforza uno strumento che potrebbe diventare sempre più centrale nelle future controversie legate al gaming online transfrontaliero.
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