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Concentrazione delle società di gioco a Malta: l’eurodeputato Daniel Freund interroga la Commissione UE su trasparenza, legalità e fondi

Tony Colapinto
Scritto da Tony Colapinto

Malta, uno dei principali hub europei per il gioco online, torna al centro dell’attenzione politica e istituzionale a Bruxelles. L’eurodeputato tedesco Daniel Freund, appartenente al gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, ha presentato una nuova interrogazione scritta alla Commissione Europea, chiedendo chiarimenti su due aspetti strategici e controversi: da un lato, la forte concentrazione di società di gioco con sede nell’isola; dall’altro, l’effettiva compatibilità della normativa maltese sul gioco con il diritto dell’Unione.

Il momento non è casuale: la Commissione ha appena avviato una procedura formale d’infrazione contro Malta per presunta violazione delle regole comunitarie in materia di cooperazione giudiziaria. La questione sollevata da Freund si inserisce così in un contesto più ampio, che coinvolge diritto, economia e la governance del settore iGaming in Europa.

Malta e il primato regolatorio: un modello nato in anticipo sui tempi

Per comprendere appieno la situazione attuale, è utile richiamare il ruolo storico che Malta ha avuto nello sviluppo dell’industria del gioco online in Europa. L’isola è stata tra i primi Paesi a dotarsi di una normativa specifica, trasparente e strutturata per regolare le attività di gaming a distanza. In un momento in cui gran parte degli Stati membri adottava posizioni ambigue o fortemente restrittive, Malta offriva agli operatori certezza giuridica e un ambiente favorevole allo sviluppo tecnologico.

Questo vantaggio normativo ha attratto centinaia di imprese europee, dando vita a una concentrazione significativa di operatori con licenza maltese (oggi sono 321 le aziende autorizzate a Malta). Si tratta di un fenomeno che ha accompagnato la crescita dell’economia digitale dell’isola e che ha reso Malta uno dei punti di riferimento a livello globale per il settore. Tuttavia, secondo l’eurodeputato Freund, tale concentrazione solleva oggi interrogativi legittimi sul piano della trasparenza, della concorrenza e della coerenza con le regole del mercato unico.

L’interrogazione: fondi UE, tempi lunghi e chiarezza istituzionale

Nel testo presentato a Bruxelles, Daniel Freund chiede formalmente alla Commissione Europea se vi siano società di gioco con sede legale a Malta che abbiano beneficiato di fondi europei, sia attraverso programmi a gestione diretta che indiretta. Si tratta di una questione delicata, che tocca il tema dell’allocazione di risorse pubbliche a soggetti che, secondo l’interrogante, potrebbero operare in un contesto giuridico discusso.

Freund chiede inoltre spiegazioni sui tempi lunghi impiegati dalla Commissione per valutare la legittimità del quadro normativo maltese, sottolineando che l’analisi del cosiddetto Bill 55 ha richiesto quasi due anni. Il parlamentare europeo invoca maggiore trasparenza e chiede che siano resi pubblici gli scambi scritti tra la Commissione e il governo maltese relativi a questo caso.

Bill 55 e la clausola controversa: il punto critico dell’articolo 56A

Il cuore giuridico della questione ruota attorno al disegno di legge noto come “Bill 55”, approvato nel 2023. Questo provvedimento ha introdotto l’articolo 56A nel Gaming Act maltese, una norma che consente ai tribunali locali di respingere sistematicamente l’applicazione di sentenze civili e commerciali emesse da corti di altri Stati membri, quando coinvolgono operatori del gioco d’azzardo con licenza maltese.

Secondo la Commissione Europea, questa disposizione compromette la cooperazione giudiziaria e viola il Regolamento Bruxelles I, che garantisce la libera circolazione delle decisioni giudiziarie tra Stati membri. In particolare, Bruxelles accusa Malta di abusare della clausola di “ordine pubblico”, trasformandola in una protezione automatica e indiscriminata per le imprese del settore.

La reazione di Malta: difesa del modello point-of-supply e dei valori UE

A fronte della procedura d’infrazione annunciata dalla Commissione, la Malta Gaming Authority ha prontamente risposto, respingendo le accuse e riaffermando la legittimità del proprio sistema regolatorio. Secondo la MGA, il Bill 55 non introduce una nuova forma di immunità, ma si limita a codificare una linea giuridica già esistente, fondata su una legittima interpretazione del concetto di ordine pubblico.

La MGA ha inoltre ricordato che il sistema maltese si basa sul principio del “point-of-supply”, in cui le imprese autorizzate a Malta possono offrire servizi transfrontalieri nel rispetto delle normative europee. Malta, a detta dell’ente regolatore, ha sempre promosso la tutela del giocatore, il gioco responsabile e la conformità con i principi dell’Unione. Le vere violazioni del diritto europeo, secondo questa visione, sarebbero da attribuire alle normative troppo restrittive di alcuni Stati membri.

Il contenzioso internazionale e la risposta dell’isola

La norma contestata è nata in risposta a una crescente ondata di cause legali, soprattutto in Austria e Germania, dove diversi tribunali hanno ordinato il rimborso delle perdite subite dai giocatori, sostenendo che alcuni operatori non fossero autorizzati a operare nei rispettivi mercati. In molti casi, le sentenze hanno dato origine a una filiera parallela di servizi legali, con consulenze gratuite, finanziamenti alle controversie e campagne di massa.

Malta ha visto in questo fenomeno una minaccia per la stabilità del proprio sistema normativo, ritenendo tali contenziosi “ingiusti” o strumentali. Tuttavia, per la Commissione, il Bill 55 non può giustificarsi come misura difensiva: mina le fondamenta giuridiche dell’Unione e compromette la fiducia reciproca tra gli Stati.

In gioco la leadership normativa e la legittimità del modello maltese

L’interrogazione di Daniel Freund si inserisce così in una fase cruciale per il futuro del gaming in Europa. Non si tratta soltanto di valutare la conformità di una singola norma, ma di riflettere su come armonizzare le politiche regolatorie in un settore ormai globale e interconnesso. La leadership normativa esercitata da Malta per oltre due decenni è ora sotto esame, non solo per la sua efficacia economica, ma anche per la sua compatibilità giuridica.

Il fatto che così tante aziende abbiano scelto Malta come base operativa è il risultato di una strategia pionieristica, non di una distorsione artificiale del mercato. Ma oggi l’isola si trova a dover riaffermare la legittimità del proprio modello, dimostrando che la tradizione di regolazione anticipatrice può convivere con le regole comuni dell’Unione.

Nei prossimi mesi, la risposta formale di Malta alla Commissione e le eventuali evoluzioni giudiziarie presso la Corte di Giustizia dell’UE saranno decisive. In ballo non c’è solo una norma, ma l’equilibrio tra sovranità regolatoria, concorrenza leale e integrazione giuridica in uno dei settori più dinamici dell’economia digitale europea.

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