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Corte Suprema austriaca: i direttori sono responsabili per le perdite da gioco

Ansh Pandey
Scritto da Ansh Pandey
Tradotto da Mara Armenante

La Corte Suprema dell’Austria, nota anche come Oberster Gerichtshof (OGH), ha stabilito che i direttori delle società possono essere ritenuti personalmente responsabili per le perdite dei giocatori nelle controversie legate al gioco d’azzardo online, qualora vengano accertate violazioni del diritto civile in materia di illecito (tort law). La decisione introduce un nuovo rischio legale per gli operatori, soprattutto quelli con sede al di fuori dell’Austria, e segnala un cambiamento nell’approccio del Paese all’applicazione transfrontaliera delle norme.

La sentenza segue un recente parere dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), Nicholas Emiliou, emesso in relazione al lungo contenzioso Wunner, centrale nelle dispute riguardanti il risarcimento dei giocatori e l’applicazione transfrontaliera delle decisioni.

L’avvocato generale ha concluso che le perdite di gioco possono essere trattate come un illecito civile, cioè un danno riconducibile al diritto civile. Questo le colloca nell’ambito del danno patrimoniale, consentendo richieste di risarcimento economico invece di limitare le controversie alle sole obbligazioni contrattuali.

Un sollievo per i richiedenti risarcimento nel caso Wunner

Al centro della questione c’è una lunga serie di cause, spesso indicate come la controversia Wunner, in cui giocatori austriaci hanno richiesto risarcimenti agli operatori che non possedevano licenze nazionali. I tribunali austriaci hanno ripetutamente stabilito che tali operatori violano il sistema monopolistico del Paese, rendendo i contratti con i giocatori nulli e aprendo la strada a richieste di rimborso.

Le sentenze più recenti suggeriscono che i tribunali siano ora disposti a spingersi oltre. Estendendo la responsabilità ai direttori, i giudici stanno cercando di aggirare i limiti pratici dell’applicazione transfrontaliera, dove perseguire entità societarie può risultare difficile.
La mossa indebolisce la tradizionale separazione tra società e management, rendendo gli individui un bersaglio diretto per le richieste di risarcimento.

Conflitto con il Bill 55 di Malta

Questa decisione potrebbe portare l’Austria a uno scontro diretto con Malta, dove è registrato un gran numero di società di gioco online. Nel 2023, Malta ha approvato il Bill 55, aggiungendo l’Articolo 56A alla propria Gaming Act, che consente ai tribunali locali di rifiutare l’esecuzione di sentenze straniere se ritenute in conflitto con la politica pubblica nazionale.

Le autorità maltesi affermano che la legge serve a proteggere il loro quadro normativo ed è coerente con le norme dell’UE sulla libera prestazione dei servizi. Nella pratica, i tribunali maltesi l’hanno già utilizzata per bloccare sentenze austriache, incluso un caso all’inizio di quest’anno in cui un giocatore aveva richiesto un rimborso significativo.

L’Austria, però, la vede diversamente. La Corte Suprema austriaca sostiene che tali rifiuti violino il principio europeo del mutuo riconoscimento. Ha quindi deferito parte della questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, mettendo in dubbio la compatibilità della posizione di Malta con il Regolamento Bruxelles Ia sull’esecuzione transfrontaliera delle decisioni.

Alla base della disputa c’è il modo in cui ciascun Paese regola il settore. L’Austria segue un modello monopolistico statale, mentre Malta ha sviluppato un sistema di licenze utilizzato dagli operatori in tutta Europa.
I critici della posizione maltese sostengono che essa limiti la possibilità per i giocatori di recuperare le perdite, mentre i sostenitori affermano che l’Austria stia applicando retroattivamente le proprie regole a imprese che operavano nel rispetto del diritto dell’UE.

Se la sentenza dovesse essere confermata, i dirigenti coinvolti in operazioni transfrontaliere potrebbero affrontare responsabilità legali personali nei mercati in cui le loro società non dispongono di licenze. Resta però poco chiaro come ciò verrà applicato nella pratica. Con ulteriori rinvii pendenti davanti ai tribunali europei, la disputa è ancora in corso. Austria e Malta continuano a mantenere le rispettive posizioni mentre la questione avanza nel processo giuridico dell’UE.

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