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Storica sentenza dell’UE sulle perdite di gioco: metterà in discussione il modello di Malta e il Bill 55?

Garance Limouzy
Scritto da Garance Limouzy
Tradotto da Mara Armenante

La più alta Corte dell’Unione Europea ha stabilito che i giocatori online possono, in linea generale, fare affidamento sulla legge del proprio Paese di residenza quando intentano un’azione per recuperare le perdite subite. Una decisione che, secondo alcuni esperti del settore, potrebbe creare un precedente e destabilizzare il modello maltese basato sul punto di fornitura, mentre altri ritengono che l’impatto pratico sia più limitato e rifletta in larga parte un approccio già adottato da alcuni tribunali nazionali.

La Corte di Giustizia dell’UE (Court of Justice of the European Union), rispondendo ai quesiti posti dalla Corte Suprema austriaca, ha affermato che: “un giocatore può, in linea generale, fare affidamento sulla legge del proprio Paese di residenza quando avvia un’azione per accertare la responsabilità extracontrattuale dei direttori di un operatore straniero che non detiene la licenza richiesta”.

In un commento rilasciato a SiGMA News, la Malta Gaming Authority (MGA) ha dichiarato di “prendere atto della sentenza nel caso C‑77/24 Wunner e di starne esaminando le implicazioni”, pur insistendo sul fatto che la portata della decisione sia limitata.

Michele Magro, già Chief Counsel – International Affairs & Policy presso la Malta Gaming Authority (MGA) e oggi professionista nel settore legale e della compliance, ha dichiarato a SiGMA News che la sentenza è “decisamente rilevante”, ma ha sottolineato che conferma in gran parte quanto i tribunali austriaci applicano da anni, “né rivoluzionaria, né inattesa”.

La legge austriaca al posto di guida

Il caso è stato avviato da un cliente austriaco di Titanium Brace Marketing, un operatore con licenza maltese ora in liquidazione. Titanium possedeva una licenza a Malta, ma non in Austria. Il giocatore sostiene che il contratto fosse nullo e che i direttori della società siano personalmente responsabili ai sensi della legge austriaca.

I direttori di Titanium hanno sostenuto che la controversia dovesse essere regolata dalla legge maltese. Hanno affermato che sia la condotta sia il danno si fossero verificati a Malta, dove la società aveva sede e licenza.

La Corte dell’UE ha respinto questa tesi, richiamando il Regolamento Roma II (Rome II Regulation), e ha affermato che “la legge applicabile a un’obbligazione extracontrattuale derivante da un illecito civile è, in linea generale, la legge del Paese in cui si verifica il danno”.

Nel gioco online, ha aggiunto, “il danno subito dal giocatore si considera verificato nel Paese in cui quel giocatore risiede”, e “il danno subito da un giocatore deve essere considerato verificato nello Stato membro in cui tale giocatore è abitualmente residente”.

La Corte ha inoltre lasciato spazio all’applicazione di un’altra legge quando appropriato: “quando risulta chiaro da tutte le circostanze del caso che l’illecito civile è manifestamente più strettamente connesso con un altro Paese, il Regolamento Roma II consente al giudice adito di derogare alla regola generale e applicare la legge di quell’altro Paese”.

Magro ha osservato che, sebbene la sentenza confermi l’ammissibilità di azioni transfrontaliere per danni extracontrattuali contro i direttori ai sensi del Regolamento Roma II, incluso il criterio per determinare dove si è verificato il danno, non elimina le possibilità di difesa: “I direttori hanno comunque diverse linee difensive nei vari Paesi”.

Il modello basato sul punto di fornitura messo alla prova dalle richieste transfrontaliere

La sentenza arriva nel pieno di un più ampio scontro europeo sul tentativo di Malta di proteggere i propri licenziatari dalle richieste di rimborso provenienti dall’estero, una politica inizialmente nota come Bill 55 e ora incorporata nell’Articolo 56A del Gaming Act maltese.

Lo stesso giorno in cui la Corte dell’UE ha emesso la sua decisione, il tribunale civile maltese ha rifiutato di riconoscere una sentenza austriaca che ordinava a Betway di rimborsare oltre 83.000 euro a un giocatore austriaco.

Nella pratica, questa disposizione è stata utilizzata come parte di un’argomentazione più ampia nei tribunali maltesi, secondo cui l’esecuzione di sentenze di rimborso provenienti da Paesi come Austria e Germania entrerebbe in conflitto con l’ordine pubblico maltese e con la visione di Malta delle libertà del mercato unico europeo.

La pressione è particolarmente forte dalla Germania, dove si è sviluppata una vera e propria industria dedicata al recupero delle perdite di gioco da operatori privi di licenza tedesca, creando di fatto un business “bet. lose. sue. repeat.”. Come pubblicizza uno studio legale: “Avvia una causa contro i casinò online e richiedi il rimborso – anche ai fornitori di scommesse sportive! Richiedi qui una consulenza iniziale gratuita.”

Il Bill 55 maltese è inoltre sempre più sotto scrutinio a livello europeo, con i critici che sostengono che sia in contrasto con il principio del reciproco riconoscimento delle sentenze e con il quadro europeo di diritto internazionale privato. Magro ha avvertito che, alla luce delle procedure di infrazione avviate dalla Commissione Europea (European Commission) contro Malta, fare affidamento sul Bill 55 deve essere considerato “con grande cautela” e “non è una soluzione miracolosa che fa sparire la responsabilità”.

Quanto alla possibilità che la sentenza scateni una nuova ondata di richieste, Magro ha affermato che le giurisdizioni più attive restano “soprattutto Germania e Austria”, aggiungendo di non credere che l’industria delle richieste dei giocatori stesse aspettando il caso Wunner per avviare nuove azioni.

Il regolatore minimizza l’impatto sul modello di licenze di Malta

“Il regime di licenze di Malta opera da tempo secondo un modello basato sul punto di fornitura, in base al quale gli operatori autorizzati a Malta possono offrire servizi oltre confine quando hanno una giustificazione legale per farlo e rispettano pienamente il solido quadro normativo maltese”, ha dichiarato la Malta Gaming Authority (MGA) a SiGMA News.

“È importante sottolineare che la Corte non ha esaminato, messo in discussione o valutato la validità del quadro normativo maltese”, ha aggiunto l’Autorità, precisando inoltre: “La Corte non si è espressa sul merito della richiesta del giocatore”.

Il regolatore ha anche evidenziato: “La sentenza non riguarda l’Articolo 56A (in precedenza Bill 55), che si colloca in un contesto giuridico diverso e riflette la consolidata politica pubblica di Malta in materia di gioco online”.

Michele Magro ha ribadito il concetto dei “binari separati”, affermando che il Bill 55 sta affrontando sfide proprie ma “non è influenzato dalla sentenza Wunner”, e che il terreno decisivo per il Bill 55 sarà il dibattito in corso a livello europeo legato alle procedure di infrazione.

Guardando oltre il rischio immediato di contenziosi, Magro ha sostenuto che lo status di hub di Malta oggi va oltre le sole licenze MGA: “Malta non è più un hub esclusivamente per operatori con licenza MGA, è un hub per operatori regolamentati”, inclusi quelli autorizzati da altri regolatori europei. Ha aggiunto che gli operatori seri hanno comunque bisogno di una base nell’UE, e che “trasferirsi in una giurisdizione più difficile da raggiungere non è davvero un’opzione”, concludendo che Malta resta la scelta migliore come hub iGaming orientato all’Europa.

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