Un gruppo trasversale di parlamentari del Regno Unito ha chiesto restrizioni di ampia portata sulla pubblicità del gioco d’azzardo, avvertendo che le norme attuali non sono riuscite a proteggere dai rischi bambini e persone vulnerabili.
In un nuovo rapporto, l’All-Party Parliamentary Group on Gambling Reform (APPG) e Peers for Gambling Reform sostengono che la portata della promozione del gioco d’azzardo ha raggiunto livelli senza precedenti, con il settore che spende ogni anno tra 1,5 e 2 miliardi di sterline (da 2 a 2,7 miliardi di dollari) in pubblicità, marketing e sponsorizzazioni.
Il rapporto afferma che la pubblicità è “fondamentale per il suo modello commerciale e per la crescita continua”, aggiungendo che l’esposizione non è un semplice “rumore di fondo” ma “un’influenza persistente e dannosa” per chi cerca di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo. Sostiene inoltre che la riforma sia stata troppo lenta e eccessivamente basata su misure volontarie applicate in modo incoerente.
Il rapporto evidenzia i rischi legati alle piattaforme digitali e allo sport
Il documento pone particolare enfasi sull’esposizione di bambini e giovani, descrivendo le attuali tutele come insufficienti in televisione, sulle piattaforme online e negli ambienti sportivi.
Cita ricerche secondo cui il 79 per cento dei bambini ricorda di aver visto pubblicità sul gioco d’azzardo, mentre il 96 per cento delle persone tra 11 e 24 anni riferisce di essere stata esposta a contenuti pubblicitari sul gioco d’azzardo nell’ultimo mese.
“I bambini e i giovani restano particolarmente vulnerabili, con studi che confermano che l’esposizione ripetuta influenza la percezione del gioco d’azzardo e la probabilità di partecipazione futura”, osserva il rapporto.
I social media e il marketing degli influencer vengono identificati come preoccupazioni crescenti, con il 31 per cento dei bambini che riferisce che influencer hanno promosso contenuti legati al gioco d’azzardo.
La pubblicità è collegata ai danni da gioco d’azzardo, afferma il rapporto
Il rapporto contesta anche precedenti affermazioni del governo secondo cui esistono prove limitate che colleghino direttamente la pubblicità ai danni da gioco d’azzardo, sostenendo invece che l’insieme più ampio delle ricerche dimostra associazioni chiare.
Evidenzia dati secondo cui il 34 per cento degli scommettitori afferma di essere stato influenzato dalla pubblicità, mentre il 16,3 per cento dichiara di aver aumentato il proprio gioco a causa di essa. Un ulteriore 14,7 per cento afferma che la pubblicità li ha portati a riprendere a giocare dopo una pausa.
I codici volontari non riescono a limitare l’esposizione
Una delle principali conclusioni è che la dipendenza del Regno Unito dall’autoregolamentazione dell’industria non è riuscita a controllare il volume della pubblicità sul gioco d’azzardo, in particolare nello sport.
Le ricerche citate nel rapporto rilevano che i messaggi legati al gioco d’azzardo durante il weekend di apertura delle partite della Premier League sono aumentati da 10.999 nel 2023 a 27.440 nel 2025, nonostante l’introduzione di nuovi codici volontari.
Il cosiddetto divieto “whistle-to-whistle”, cioè il divieto di trasmettere spot durante la partita, viene anch’esso criticato come inefficace. Il rapporto osserva che la misura si applica solo agli spot tradizionali e non copre la cartellonistica a bordo campo, le sponsorizzazioni sulle maglie o le promozioni durante la partita.
Di conseguenza, oltre il 60 per cento dei messaggi sul gioco d’azzardo durante le dirette televisive continua ad apparire in fasce orarie soggette a restrizioni.
Il Regno Unito “rimane indietro” rispetto agli standard internazionali
L’All-Party Parliamentary Group on Gambling Reform (APPG) e i membri della Camera dei Lord sostengono che il Regno Unito sia sempre più in ritardo rispetto ad altri Paesi che hanno introdotto norme più severe sulla promozione del gioco d’azzardo.
Il rapporto afferma che giurisdizioni come Italia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi hanno adottato restrizioni ampie o veri e propri divieti su pubblicità e sponsorizzazioni. Il documento sottolinea che tali misure sono state introdotte nell’ambito di strategie di salute pubblica più ampie, con governi che ritengono che un aumento della partecipazione al gioco d’azzardo comporti un aumento dei danni.
Aggiunge che l’attuale approccio del Regno Unito, che continua a consentire una pubblicità diffusa, “sembra essere l’eccezione” rispetto ad altre politiche di salute pubblica, comprese le recenti restrizioni sulla pubblicità di cibi poco salutari rivolti ai bambini.
Le proposte includono il divieto prima delle 21:00 e la fine degli accordi sportivi
Il rapporto presenta una serie di raccomandazioni per ridurre l’esposizione e contrastare le pratiche dannose.
Tra le proposte principali figurano il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo prima della fascia protetta delle 21:00 su tutti i media, la fine delle sponsorizzazioni nella maggior parte degli sport e il divieto per gli influencer di promuovere contenuti legati al gioco d’azzardo. Si chiede inoltre di vietare il marketing legato al gioco d’azzardo nei videogiochi per bambini e di imporre un obbligo legale alle piattaforme online affinché impediscano ai minori di 18 anni di essere esposti a tali contenuti.
Il rapporto raccomanda anche il divieto di pubblicità per i prodotti ad alto rischio, la fine delle pratiche di marketing diretto come le “scommesse gratuite” e un rafforzamento delle azioni contro gli operatori non autorizzati.
I gruppi sostengono che la maggior parte di queste misure potrebbe essere attuata utilizzando i poteri già previsti dal Gambling Act 2005.
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