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La Corte Suprema del Brasile si pronuncerà sul divieto di gioco d’azzardo il 23 aprile

Garance Limouzy
Scritto da Garance Limouzy
Tradotto da Mara Armenante

L’industria del gioco d’azzardo in Brasile ha trascorso gli ultimi 15 mesi adattandosi a un nuovo assetto normativo.
Dal 1° gennaio 2025, gli operatori di scommesse a quota fissa autorizzati dal governo federale possono operare a livello nazionale, con la Segreteria dei Premi e delle Scommesse del Ministero delle Finanze (Ministry of Finance’s Secretariat of Prizes and Betting) incaricata di supervisionare l’accesso al mercato, le autorizzazioni e la conformità. La legge riguarda specificamente le scommesse a quota fissa, non una legalizzazione completa di tutte le forme di gioco. Una distinzione che ora si trova al centro di un’udienza molto attesa presso la Corte Suprema Federale, fissata per il 23 aprile.

In quella data, la Corte Suprema Federale (STF) del Brasile esaminerà se il Paese possa ancora criminalizzare i giochi d’azzardo secondo la Legge sulle Contravvenzioni Penali (Criminal Misdemeanours Law), un divieto risalente agli anni ’40, oppure se tale proibizione sia incompatibile con la Costituzione del 1988.

Questo rende l’udienza rilevante ben oltre il semplice ambito penale. La recente riforma delle scommesse in Brasile ha creato un mercato federale regolamentato per le scommesse a quota fissa e per alcuni prodotti di gioco online offerti da operatori autorizzati. Non ha però risolto lo status di casinò, sale bingo o giochi d’azzardo tradizionali all’interno del più vecchio quadro penale. Nella pratica, il risultato è un mercato su due binari: da un lato un settore delle scommesse appena autorizzato e supervisionato, dall’altro un dibattito più ampio sul gioco d’azzardo che resta irrisolto. Per le società quotate, i fornitori, gli investitori e i nuovi operatori, l’udienza del 23 aprile riguarda la tenuta costituzionale del divieto storico del Brasile sulle attività di gioco più ampie.

Cosa deciderà effettivamente la Corte

Il caso ha avuto origine nel Rio Grande do Sul, lo Stato più meridionale del Brasile. Secondo Poder360, una testata giornalistica digitale brasiliana focalizzata su politica, diritto e affari pubblici, il procuratore dello Stato ha presentato ricorso dopo che una sezione d’appello penale del Rio Grande do Sul aveva stabilito che gestire giochi d’azzardo non costituisse un reato, ritenendo che il divieto del 1941 fosse in conflitto con principi costituzionali come la libertà d’impresa e le libertà fondamentali.

Jovem Pan, un’altra testata giornalistica brasiliana, ha recentemente riportato in un editoriale del giornalista Bruno Pinheiro che il tribunale di grado inferiore aveva concluso che la condotta non fosse criminale perché il divieto introdotto nel 1941 entrava in contrasto con principi costituzionali, tra cui libertà d’impresa, autonomia individuale e proporzionalità. Entrambi i resoconti evidenziano la stessa linea di frattura: se un vecchio divieto penale possa sopravvivere a un ordine costituzionale più recente che attribuisce maggiore peso alla libertà economica e ai diritti fondamentali.

Nel 2016, quando la STF decise che il caso avesse implicazioni più ampie rispetto alle parti coinvolte, Luiz Fux affermò che la controversia sollevava una questione essenzialmente costituzionale. In un passaggio riportato da Poder360, scrisse all’epoca: “La questione sottoposta a questa Corte Suprema Federale è eminentemente costituzionale, poiché il tribunale di grado inferiore ha escluso il carattere penale dei giochi d’azzardo sulla base di precetti costituzionali relativi alla libertà d’impresa e alle libertà fondamentali.”

Perché questo non è la stessa cosa della riforma sulle scommesse in Brasile

Per i dirigenti internazionali del settore del gioco, l’errore più facile è considerare l’udienza come un altro capitolo nell’attuazione della legge sulle scommesse. Non è così. Il mercato regolamentato entrato in vigore nel gennaio 2025 riguarda le scommesse a quota fissa sotto autorizzazione federale, con operatori soggetti a regole di licenza, obblighi di conformità e restrizioni sui prodotti stabilite dal Ministero delle Finanze e dalla SPA (Secretariat of Prizes and Betting). Le linee guida del governo affermano che, dal 1° gennaio 2025, solo le società autorizzate dalla SPA possono operare a livello nazionale nelle scommesse a quota fissa, e i siti autorizzati utilizzano il dominio “.bet.br”. Questo regime è amministrativo e regolatorio. Il caso davanti alla STF, invece, è costituzionale e penale: chiede se lo Stato possa ancora punire l’esercizio dei giochi d’azzardo secondo una legge risalente agli anni ’40.

Tuttavia, Bruno Pinheiro ha sostenuto che il tempismo coincide con l’avanzare del mercato regolamentato delle scommesse sportive e con il dibattito in Congresso su un disegno di legge che legalizzerebbe casinò, bingo e il jogo do bicho (un tradizionale gioco d’azzardo brasiliano). In quest’ottica, l’udienza non sostituisce la legislazione, ma potrebbe comunque ridefinire i termini del dibattito.

Una limitazione costituzionale del divieto penale sui giochi d’azzardo non produrrebbe di per sé un codice operativo completo per i casinò fisici o per tutte le verticali del gioco online. Potrebbe però rimuovere o indebolire una barriera giuridica che ha modellato il settore per decenni e aumentare la pressione sul Congresso e sui regolatori affinché colmino le lacune con una legislazione moderna. È per questo che il 23 aprile è importante: non perché chiuda il dibattito sul gioco d’azzardo in Brasile, ma perché potrebbe determinare quale parte di quel dibattito avanzerà per prima.

Questa domanda arriva mentre l’industria si riunisce a San Paolo per BiS SiGMA South America, in corso questa settimana dal 6 al 9 aprile, mettendo il mercato brasiliano delle scommesse e del gioco, in rapida evoluzione, al centro dell’attenzione del settore globale.

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